“Sud al bivio: asservimento o rinascita” – articolo del Prof. Ricci sul Corriere del Mezzogiorno

“Cosa accadrà nei prossimi mesi? Difficile fare previsioni, molto più semplice parlare del presente, un presente nel quale siamo sprofondati da un bel po’. Ciò che appare evidente è che il Sud non ha personale politico in grado di ben governare e chi si affaccia o si riaffaccia, più o meno timidamente, sembra privo di visione e, a volte, anche di senso pratico. Il futuro è nelle mani del presente, come sempre del resto. Draghi è stata ed è una necessaria boccata d’ossigeno per tutti, ma non possiamo affermare altro. Un azzardo spingersi oltre, avanzare eccessive aspettative per l’Italia e per il Mezzogiorno, soprattutto se dovessero realizzarsi le voci di palaz- zo: Draghi prossimo Presidente della Repubblica. Personalmente tifo Marta Cartabia, per tante evidenti ragioni, alcune di sostanza, altre puramente simboli- che. Ma non è questo il punto, poi si vedrà. Il paese sembra rimanere nella confusione più generale, travolto da un chiacchiereccio quotidiano, da una informazione omologata paralizzante, dai portavoce volontari del governo silente, dalla immeritata ribalta di chi ha il ruolo solo di criticare, da una imprepara- zione diventata emergenza. Il Sud fa la sua parte, o meglio non la fa: sostanzialmente assente, impaurito, inerte. Governatori che proseguono indisturbati i propri monologhi, sperimentando, in una sorta di incantesimo popolare, un nostrano autoritarismo pseudo liberista; altri, meno visibili, tentano approcci differenziati nella speranza di cogliere qualche picco- la opportunità.

Pochi sembrano preoccuparsi seriamente del futuro, dei giovani, eppure le occasioni ci sarebbe- ro. Il Recovery Plan, praterie di cose da progetta- re; le scadenze elettorali, un possibile terreno di significativa discussione; la elaborazione di un pensiero autenticamente politico, diversi percorsi potrebbero intraprendersi. Il Sud si ritrova, ancora una volta, davanti ad un bivio: un asservi- mento culturale ed economico, questa volta più lungo, lacerante e profondo rispetto al passato, da un lato; una rinascita di civiltà e di dignità, in grado di spezzare definitivamente oligarchie di potere e clientele criminali, dall’altro. Certo, l’emergenza sanitaria non aiuta: siamo tutti provati dal virus e dalla sua discutibile gestione. Non è andato tutto bene e non andrà tutto bene. Per capirlo non farei statistiche e comparazioni, che pure sono utili: basta concentrarsi sul clima che si respira, privo di fiducia e di serenità. L’assenza di politica, di orizzonte, ha gradual- mente represso ogni forma di convivenza armo- niosa e speranzosa, quella che genera ed elabora. Forse inutile ricordarlo: i danni sono ingenti. In questa prospettiva, è la società meridionale a pagare il prezzo più alto: non è un prezzo solo economico e sociale, ma anche morale. La deriva antidemocratica e populista e la scarsa tendenza ad innovare e a rischiare hanno nel Mezzogiorno effetti più dolorosi e cruenti che altrove. Per aver fatto poco e male, per aver reagito raramente e tardi, per aver delegato tutto o quasi, per avere atteso e sospeso. Al fallimento dei partiti segue il fallimento dei leader. Si tratta di un circolo vizioso che da alcuni anni, senza sosta, presenta il conto. La bolla dei risoluti esploderà, senza saper comprendere i tanti errori commessi. Il domatore ben protetto nella sua gabbia e gli animali da ammansire per strada. La vicenda del Pd è la migliore testimonianza del predominante senso di abbandono. Le dimissioni di Zingaretti ci dicono dell’insufficienza non solo dei leader ma di intere classi dirigenti su tutto il territorio e in tutti i partiti. Solo chi non presta attenzione non si accorge dello stato di arretratezza culturale e motivazionale proprio dei luoghi della politica. La sfida per il Sud è enormemente cresciuta, che non sia diventata del tutto impossibile?

Paolo Ricci

Scarica qui l’articolo: CdM Ricci 19 Marzo 2021

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