Prof. Amato sul Corriere della Sera: “Idee e capitali con l’innovazione”

Il mondo delle Information and Communication Technologies (1CT) fornisce il tessuto connettivo su cui viaggiano idee, capitali e innovazioni, e ha giocato il ruolo di infrastruttura strategica nel processo di globalizzazione. La nuova geografia  economica mondiale  è  caratterizzata  da  un  nuovo confine, fra «chi ha» e «chi non ha» accesso alle possibilità ed alle risorse offerte dalle nuove tecnologie, un digital divide che in molti contesti  geografici rischia di permanere ancora per molti anni e potrebbe spingere ancora più «lontano» i Paesi e le regioni povere di tecnologia.

Guardando ai Paesi sviluppati, mentre molte indagini segnalano una riduzione del gap nell’accesso a Internet, nuove analisi portano alla luce una drammatica povertà culturale che vanifica le potenzialità degli strumenti acquisiti. Per ottenere informazioni utili dal web infatti è necessario non solo saper navigare ma anche avere un patrimonio personale di conoscenze per interpretare i dati. In caso contrario, si finisce per diventare consumatori passivi di informazioni distribuite, secondo un modello «da uno a tutti» che tende a somigliare a quello televisivo. Ma questo non è l’unico rischio. Lo sviluppo dei collegamenti in banda larga sta in-fatti portando alla nascita di nuovi servizi e quelli di maggior valore economico e di maggiore utilità sociale come l’e-commerce, i servizi ai cittadini della pubblica amministrazione, l’istruzione, la ricerca scientifica e le banche dati, stanno già progressivamente migrando su queste nuove autostrade dell’informazione che richiedono, in molti casi, un costo di riadeguamento dell’hardware e più alti costi di accesso sotto forma di canone. Accade, in sostanza, ciò che in modo ormai evidente sta già accadendo con la televisione dove, ai programmi delle emittenti generaliste, gratuiti o a basso costo, restano legate fasce economicamente e socialmente deboli mentre gli altri utenti migrano verso i canali tematici ad alto costo distribuiti su piattaforme satellitari. Saltare questo fossato digitale si tradurrà in una nuova forma di sottosviluppo, una «infopovertà», una fonte di esclusione da indispensabili risorse economiche, culturali e scientifiche.

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