La democrazia è in affanno, in Italia e nel mondo. Dopo il 1989 sembrava che non vi fosse altro orizzonte possibile al di fuori della democrazia liberale. I decenni successivi hanno smentito questa previsione. Il numero dei Paesi governati democraticamente diminuisce, mentre si fa più aggressiva la sfida delle autocrazie; al tempo stesso, appare precario lo stato di salute delle istituzioni rappresentative nei Paesi di più lunga tradizione democratica. L’ipotesi della loro stabilità nel lungo periodo è una scommessa politica più che una previsione scientifica.
La crescente disaffezione politica, i divari economico-sociali, la crisi demografica, la brusca accelerazione tecnologica, la riconfigurazione della sfera pubblica nello spazio della rete e la dimensione sovranazionale di molti di questi processi mettono a dura prova la tenuta delle istituzioni democratiche. C’è chi teorizza esplicitamente il superamento dell’equilibrio dei poteri tipico di questa tradizione, a favore di soluzioni più sbrigative o francamente autoritarie.
Nel nostro Paese, le famiglie politiche del Novecento si sono sostanzialmente disperse e ciò che ne rimane, in termini di classi dirigenti e sistemi di pensiero, non sembra all’altezza delle sfide del presente. Infine, si allunga minacciosa sul continente l’ombra di un passato che sembra voler tornare. Su ciascuno di questi temi si affollano le domande, molto più delle risposte.
Il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II si apre alla città con Sguardi sul presente: tre giornate di incontri dedicate alla democrazia in crisi, per provare, se non a fornire risposte, almeno a offrire spazi di riflessione, condivisione e confronto.
L’inaugurazione dell’anno accademico 2026/2027, con la Lectio Magistralis di Romano Prodi dal titolo L’Europa nella guerra mondiale a pezzi, concluderà il ciclo di incontri.
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